Tempo di nuovi stimoli

Con l’approvazione dello Startup Act 2.0 si è concluso un ciclo durato 12 anni, durante il quale l’Italia ha sperimentato una legislazione, innovativa per l’epoca, dedicata alle startup.

Grazie all’attività di lobbying di esperti del settore e associazioni di categoria, il Governo ha riconosciuto che la prima versione degli articoli del DDL Concorrenza relativi alle startup era insufficiente per rispondere alle reali necessità dell’ecosistema. Questo ha portato a un’intensa collaborazione tra tutte le parti interessate, politiche e non.

Fortunatamente, alcuni parlamentari della maggioranza hanno accolto le richieste avanzate e, dopo diverse insistenze, sono intervenuti per migliorare la situazione.

Il mio ruolo e le riflessioni su Azione

Dal lato di Azione, ho svolto il mio compito di sensibilizzazione sul tema. Tuttavia, devo riconoscere, per onestà intellettuale, che gli interventi più incisivi sono arrivati da altre forze politiche.

Negli anni, ho compreso che un partito di piccole dimensioni, in termini di rappresentanza parlamentare, fatica a esercitare un’influenza significativa su questioni di respiro nazionale come le politiche per l’innovazione e le startup. Se un tema non è al centro del dibattito pubblico o non trova il supporto di figure chiave nel Governo, risulta estremamente difficile ottenere risultati concreti. Persino un partito come il PD fatica a esercitare pressione sul Governo, figuriamoci un gruppo ristretto di parlamentari.

Con l’approvazione del nuovo Startup Act, ho maturato la consapevolezza che il mio ruolo di coordinatore del gruppo di lavoro sulle startup per Azione è arrivato al termine.

Gli obiettivi raggiunti e le sfide ancora aperte

Ci sono ancora questioni da affrontare, come l’eliminazione dell’obbligo di atto pubblico per alcune procedure burocratiche inutilmente costose, che in altri paesi europei non sono richieste. Tuttavia, è evidente che il mio contributo in Azione non è stato incisivo come avrei voluto. Nonostante l’impegno profuso negli ultimi cinque anni per aggregare persone e sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema cruciale per il futuro del nostro Paese, sento di non aver ottenuto i risultati sperati.

Chi mi conosce sa che non sono una persona che rimane su una “poltrona” per prestigio o carriera. Al contrario, se fosse per me, quella poltrona rimarrebbe vuota: preferisco essere sempre attivo, impegnato nel mio compito.

Passare il testimone

Mi assumo la piena responsabilità di questo percorso, senza attribuire colpe all’organizzazione, al contesto politico o ad altre persone.

Lascio quindi serenamente spazio a chi vorrà raccogliere questo ruolo, augurandomi che riesca a essere più incisivo e a portare avanti con successo le battaglie per l’innovazione e il futuro delle startup in Italia.